8 Novembre 2017
Dario Caputo
ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
8 Novembre 2017
Dario Caputo

Commercio illegale di leoni: specie estinta in 18 dei 47 paesi africani.

Uno studio condotto dall’Università di Oxford ha evidenziato la minaccia alla sopravvivenza del leone africano: grasso, artigli, pelle e denti sempre più utilizzati in rituali magici.

Sul commercio illegale dei leoni sono state evidenziate delle tendenze sempre più preoccupanti che, protraendosi, potrebbero costituire una minaccia per la sopravvivenza delle popolazioni selvatiche dei leoni africani. A rilevarlo lo studio “Questionnaire survey of the pan-African trade in lion body parts” portato avanti da alcuni ricercatori dell’Università di Oxford e  pubblicato sulla rivista Plos One. Purtroppo la situazione è già molto critica: il re della foresta si è estinto in 18 dei 47 paesi africani e, potenzialmente, in altri cinque. Lo studio si basa sui risultati derivati da un questionario rivolto ad accademici e ad esperti che si occupano della conservazione della specie leonina in Africa: i partecipanti hanno risposto a delle domande inerenti l’utilizzo e il commercio delle parti del leone, usanza molto diffusa in diversi settori come ad esempio i trofei di caccia o i souvenir venduti ai turisti. Purtroppo, molte volte, il leone africano viene utilizzato anche in ambito zoo terapeutico con l’utilizzo di ossa e altre parti soprattutto durante applicazioni magiche o cerimoniali; tutto ciò avviene non solo nei Paesi africani ma anche al di fuori del territorio del continente nero come ad esempio in Asia. In questi due territori l’utilizzo è molto diverso: in Africa i guaritori e gli stregoni utilizzano all’interno dei loro rituali di guarigione soprattutto grasso, artigli, pelle e denti, la medicina tradizionale asiatica invece è in gran parte interessata all’uso delle ossa.

Uno degli autori dello studio, David Newton, direttore dell’East/Southern Africa regional office di Traffic, ha evidenziato come ci sia una totale disinformazione sull’argomento: “Questo sondaggio rivela una preoccupante mancanza di informazioni disponibili sul commercio panafricano di parti del leone. Stiamo osservando una diminuzione complessiva della popolazione in tutto il continente e stanno aumentando gli indicatori che il commercio non regolamentato o illegale potrebbe essere un fattore che contribuisce. Finché non potremo identificare chiaramente i driver, i volumi e le dinamiche di questo commercio, la soluzione più urgente è quella di coordinare l’applicazione della legge e la gestione combinate a rigorosi monitoraggi i e controlli”. Il pensiero che è emerso dal sondaggio infatti è che vengano utilizzati, per pratiche mediche o magiche, parti di leoni presi in trappola o uccisi per ritorsioni da parte degli esseri umani.

Da una serie di studi il Sud-Africa è considerato il paese  che più di tutti avrebbe bisogno di regolamentare il commercio di parti di leone, anche se particolare attenzione dovrebbe essere rivolta anche alla Tanzania, Zimbawe, Mozambico, Zambia, Botswana, Kenya, Nigeria e Camerun. La rete di monitoraggio della fauna e della flora selvatica TRAFFIC ha fatto notare che “poiché non esistono corrispondenti registrazioni Cites (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) di questo commercio, ciò potrebbe indicare la presenza di scambi illegali di ossa di leone tra il Sudafrica e i suoi vicini”. Lo studio “Bones of Contention” del 2015 aveva trovato infatti poche corrispondenze tra il  commercio di ossa di leone in  Sudafrica e il declino delle popolazioni selvatiche ma, al contempo, aveva anche avvertito sulla necessità di monitorare attentamente la situazione dal momento che non vi erano delle informazioni certe sulla situazione presente in tutti gli altri paesi africani. Il direttore di Wildlife Conservation Research Unit (WildCRU) David Macdonald, esprimendo il suo parere in merito, ha concluso che: “Ogni conservazionista dei leoni che conosco è preoccupato che il commercio di parti del leone possa decollare, ma fino al nostro sondaggio non c’erano semplicemente dati. Questi primi risultati suggeriscono che il commercio non regolamentato nelle parti del leone selvatico possa essere sul punto di avere una rapida espansione. Non c’è spazio per la compiacenza, quindi lanciamo immediatamente uno studio di follow-up”. 

 
 

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